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Luciana de Angeli
Politics through media, her memories from 1940 to 1948
Mi ricordo che quando è cominciata la guerra ero in villeggiatura in un paesino della Val d'Ossola e fin lì non arrivavano i giornali e nessuno aveva la radio: infatti seppi dello scoppio del conflitto solo quando tornai a Novara, dopo ben tre settimane dall'inizio avvenuto il 10 giugno. Giornali e radio erano manipolati dal regime: venivano esaltate le vittorie e taciute o appena accennate le sconfitte. I giornali erano pochi e venivano sottoposti alla censura del Minculpop (Ministero della cultura popolare) attraverso la promulgazione alle redazioni delle cosiddette "veline" (foglietti) che specificavano cosa scrivere e cosa no. Sui giornali locali non compariva molta cronaca nera all'infuori di alcuni fatti eclatanti, perché il Duce voleva far apparire l'Italia sotto il controllo delle forze dell'ordine e che quindi la delinquenza era stata debellata o comunque molto limitata.
Un altro mezzo di comunicazione molto usato era la radio, sempre controllata dal regime fascista: se si era in luoghi pubblici, la gente doveva ascoltare i bollettini di guerra (alle 13 e alle 20) in piedi per rispetto ai soldati che combattevano sui vari fronti per la "vittoria finale". Chi ascoltava radio Londra, correva un grave pericolo se la polizia o le milizie fasciste lo scoprivano. Il sentimento, però, era di sconcerto e incertezza: quelle notizie erano vere oppure la Gran Bretagna le promulgava solo per minare la fiducia dei nemici e incrementare invece quella degli alleati? Erano inoltre molto utilizzati i manifesti o le scritte sui muri degli edifici, che riportavano bollettini di guerra, ordinanze alla cittadinanza da parte dell'amministrazione fascista o dei tedeschi (dopo l'8 settembre 1943, cioè dopo l'armistizio), frasi celebri e motti del Duce. Se ci si recava al cinema, infine, all'inizio della proiezione veniva trasmesso un filmato della "Luce" (L'unico centro educativo) che mostrava battaglie, bombardamenti, scontri aerei o navali
Se devo dire la verità, la mia generazione è cresciuta indottrinata con lo spirito fascista dalle elementari grazie ai libri di testo nelle scuole, alla ginnastica effettuata in divisa, ai giochi della gioventù fascista, alle parate di fronte ai gerarchi o al Duce stesso (mi ricordo ancora benissimo quando Mussolini venne a Novara e dovemmo eseguire alcune coreografie preparate con cura da mesi) e quindi credeva ai proclami e alle parole del "suo" Duce, aveva fiducia in lui e nella vittoria finale, perché Mussolini non poteva mentire.
Durante la guerra il cibo era razionato con la tessera annonaria e quindi a ogni famiglia spettava una certa quantità di pane, burro, riso, pasta. Purtroppo la dose assegnata non bastava mai e la gente doveva riuscire in qualche modo a calmare la propria fame: sui giornali apparivano notizie riguardanti contadini danneggiati dalle ruberie di persone costrette dalla fame che andavano mietere il grano prima del raccolto del padrone, che per tutelarsi organizzava ronde e pattuglie di sorveglianza. Devo dire che qui in pianura eravamo comunque avvantaggiati rispetto alla gente di montagna che basava la sua alimentazione sulle castagne e che quindi scendeva nelle cittadine in pianura per effettuare scambi e baratti e anche alla gente di città che viveva ancora con maggiore paura e terrore l'incubo dei bombardamenti che distruggevano interi quartieri delle città più popolose.
Un altro modo per procurarsi delle razioni extra era la borsa nera, ma questo scambio poteva essere effettuato solo dai ricchi che avevano i soldi per poter acquistare i prodotti che alla borsa nera costavano veramente tanto. Per questo sui giornali era raro leggere di persone colte in flagrante alla borsa nera: per lo più gente di spicco, gerarchi, ricchi borghesi che riuscivano sempre a farla franca e a non pagare per il loro reato grazie alla collaborazione di qualche funzionario compiacente.
Tutto ciò di cui ho raccontato finora ha a che fare con la "normale" vita durante il tempo di guerra, ma ci furono anche eventi straordinari che ricordo con grande chiarezza: il 25 luglio 1943 è uno di questi. In quella data il Gran Consiglio del fascismo indusse Mussolini a rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del re Vittorio Emanuele III e il governo venne affidato al generale Badoglio. Proprio il nuovo capo del governo annunciò per radio cos'era avvenuto e chiariva che la guerra continuava come prima, senza grandi sconvolgimenti. Giornali e radio, sempre manipolati, non lasciarono trapelare le modalità dell'arresto del duce a bordo di un'ambulanza e del suo carcere prima all'isola di Ponza, poi a Campo Imperatore, sul Gran Sasso: tutto questo si seppe dopo con il ritorno del duce a capo della Repubblica di Salò. Quello che provai ascoltando l"annuncio di Badoglio alla radio e leggendo sui giornali l"accaduto era sconcerto e dispiacere, ma questo è facilmente capibile se si pensa al regime di indottrinamento in cui noi giovani degli anni Venti eravamo cresciuti. Sentimmo dentro di noi anche smarrimento perché non riuscivamo a concepire la nascita e la sopravvivenza di un altro regime senza Mussolini al suo vertice e la stessa vita politica italiana senza un regime come forma di governo. Mi ricordo bene la gente che buttava per strada le mostrine, le divise, i simboli del fascismo e i caporioni o i gerarchi resi oggetto di scherno, aggrediti per strada o fuggiti chissà dove.
Un'altra data - simbolo che è rimasta scolpita nella mia mente è quella dell'8 settembre 1943: il maresciallo Badoglio annuncia alla radio, e il messaggio viene ripetuto più volte nel corso della giornata, la firma dell'armistizio con gli Alleati (USA e Gran Bretagna) e dichiara che non bisognava più combatterli ma rispondere ad attacchi provenienti da qualsiasi altra parte (cioè dai nazisti). I tedeschi, che già dal 25 luglio avevano presentito il pericolo di un voltafaccia dell'alleato, erano già scesi in Italia occupando i posti strategici ed erano ovviamente presenti anche a Novara dove erano presenti un gran numero di soldati nelle numerose caserme cittadine. Mio padre finiva il turno di notte alle sei del mattino e tornando a casa trovò per terra del pane, lo raccolse come manna dal cielo e lo portò a casa. Erano stati i soldati che, felicissimi per la fine della guerra e pensando di poter tornare a casa senza conseguenze, buttavano dalle finestre delle caserme pane e altri generi alimentari, che la gente, spinta dalla fame, raccoglieva e portava a casa. Purtroppo, però, i militari non sapevano che fare: l'Alto comando era scappato nel Sud Italia con la corte protetto dagli Alleati e gli ufficiali telefonavano ai propri superiori senza risultato o ottenendo soltanto risposte fumose e lacunose. A partire da quella data cominciò un periodo di paura e terrore ancora più forte: i tedeschi con i manifesti affissi sui muri dei palazzi rendevano note alla popolazione le leggi che diramavano e tra esse vi era l'obbligo da parte di tutti i ragazzi che erano in età di leva di presentarsi ai comandi per non passare da renitenti o, peggio ancora, da ribelli; oppure la notizia che per ogni tedesco ucciso sarebbero stati uccisi dieci italiani presi a caso tra la gente (quindi anche donne, bambini e anziani).
Il 25 aprile 1945 arrivò la pace tanto sospirata dopo mesi di terrore per le vendette fasciste e i bombardamenti anglo - americani che ormai colpivano anche di giorno. La gente era uscita da un incubo e ballava dappertutto, nelle piazze, per le strade, alle feste, pur continuando la fame e il razionamento dei generi alimentari. Cominciarono a uscire dalla clandestinità o a essere ristampati giornali chiusi all'inizio del regime fascista vent'anni prima: una notizia che mi si è impressa nella mente fu la morte e l'esposizione dei cadaveri di Mussolini e di altri gerarchi in piazzale Loreto, che sui giornali ebbe molto spazio e venne rappresentata anche con tante fotografie. Da giornali e radio si apprendeva tutto ciò che negli anni di guerra il regime aveva taciuto (come erano andate veramente le varie campagne militari effettuate in Albania, Grecia, Africa, Russia) e venivano descritte le varie formazioni partigiane che avevano combattuto contro le forze di occupazione tedesche. Inoltre nei mesi immediatamente successivi alla pace sui giornali venivano organizzate campagne stampa contro i gerarchi fascisti processati nei vari tribunali d'Italia e anche a Novara per il processo dell'ex prefetto Vezzalini conclusosi con la condanna a morte dell'imputato.
24/05/06